Le città globali e l’edilizia


Renzo Piano definiva le città più o meno così: non sono (soltanto) un agglomerato di piazze, strade, palazzi e marciapiedi, ma un insieme di storie differenti che si intrecciano e si uniscono. La città è la somma di queste storie, un organismo “esistente” che vive, produce, investe e crea.


Nel secolo scorso, intorno agli anni ’50, la popolazione urbana di tutto il mondo contava solo il 29% delle persone, la restante parte viveva ancora nelle campagne. Oggi le stime sono cambiate: entro il 20250 è prevista una popolazione urbana di circa 7 miliardi di abitanti, a dimostrazione di quanto le città svolgano un ruolo determinante per il futuro del Pianeta e dell’essere umano.

Quando una città si dice globale

Ma le città sono tutte uguali? La risposta è no, ci sono importanti differenze tra l’una e l’altra: alcune sono definite città d’arte, altre città di servizi, altre ancora città industriali, oppure portuali, o universitarie, turistiche, amministrative, e così via: ogni metropoli ha la sua caratteristica. Dunque, quando un centro urbano viene definito “città globale”? Quando racchiude in sé tutti questi servizi, una città si dice globale perché in essa coesistono diverse sovrastrutture. New York, Parigi, Milano, Mosca, Madrid, Dubai, Tokyo sono alcune delle città che possiamo definire globali, ma il numero è destinato ad aumentare in modo direttamente proporzionale al numero di abitanti che dalla provincia si sposterà nei centri urbani: le città globali stanno aumentando, e parlano non solo alla propria Nazione ma all’intero Pianeta.

Il ruolo del settore edile nel mondo che cambia

Ciò comporterà una piccola, grande rivoluzione culturale nella società: le città rappresenteranno il motore di sviluppo delle Nazioni: qui si svilupperanno nuovi sistemi di welfare; qui si investirà sulla ricerca, sulla rivoluzione digitale, sulla qualità della vita; qui i servizi saranno sempre più smart e a stretto contatto col cittadino. Qui, in estrema sintesi, si porranno le basi del futuro delle comunità.

Tutto questo ha a che fare con il mondo dell’edilizia? Sì, più di quanto si possa pensare, anzi: il comparto edilizio sarà sempre più determinante ed essenziale. Torniamo infatti a Renzo Piano: una città è la somma di tante storie vissute tra strade, palazzi, piazze e marciapiedi. La dimensione spaziale di queste storie è il contesto urbano, ovviamente: maggiore è la sua qualità ed efficienza, migliore è il racconto di vita della storia di ogni città.

L’edilizia, domani

Ci sono sfide verso cui la società non può sottrarsi: la sostenibilità, la qualità di vita in centri urbani sempre più grandi, la rigenerazione urbana di luoghi dismessi e caduti in disuso, il cambiamento climatico e la risposta dell’uomo dal punto di vista dell’efficientamento energetico e della tutela ambientale. Sono tutte sfide centrali del nostro domani e, come si può ben immaginare, il comparto edile è interessato in prima persona in ognuna di queste sfide.

Dunque, nelle città globali l’edilizia svolgerà un ruolo sostanziale? Assolutamente sì, ed è per questo che riteniamo primario porre al centro del dibattito istituzionale e politico la necessità di investire al meglio nel settore edile: il Pnrr, la riforma del sistema burocratico, l’investimento verso nuove professionalità e competenze (fondamentali nel nostro settore), l’abbattimento del costo delle materie prime, la realizzazione di sistemi abitativi sostenibili ed efficienti sono tra gli obiettivi principali su cui il mondo edile ha richiamato l’attenzione.

Se vogliamo vivere in città di qualità, dove la bellezza e l’efficienza rappresentano fattori non indifferenti, abbiamo il dovere di riscrivere oggi, adesso, l’elenco delle nostre priorità.